La roba e il vento Giovanni Verga l’aveva capito prima di tutti. Mazzarò, il suo personaggio più feroce e più vero, non è un avaro nel senso classico. Non è il vecchio tirchio che nasconde l’oro sotto il materasso. Mazzarò è qualcosa di più inquietante: è un uomo che ha vinto. Partito dalla miseria, senza terra, senza nome, senza niente, è arrivato a possedere tutto quello che si poteva possedere in quella Sicilia arsa e dura. Campi, vigne, masserie, animali. Tanta roba che quando il viandante passava e guardava all’orizzonte, quello che vedeva era suo. Verga scrive che Mazzarò aveva il cervello fino come quello di un avvocato. Non beveva, non giocava, non perdeva tempo con le donne. Ogni centesimo tornava nella terra. Ogni anno la roba cresceva, si allargava, mangiava altra roba intorno. E poi arriva la fine. Arriva il momento in cui la morte si avvicina, e Mazzarò capisce forse per la prima volta davvero che tutta quella roba non può portarsela dietro. Allora esce nel cortile e ...
Trent’anni di guerra: perché la destra italiana non ha mai perdonato i giudici Un conflitto che ha cambiato la politica italiana e che non è ancora finito Era il 22 novembre 1994. Silvio Berlusconi era seduto a Napoli, davanti ai leader mondiali riuniti per un vertice ONU sulla criminalità organizzata. Fuori dalla sala, i fotografi aspettavano. Dentro, qualcuno gli consegnò un foglio. Era un avviso di garanzia. I magistrati di Milano lo stavano indagando. E quel momento scelto, secondo lui, non per caso diventò il simbolo di tutto: la prova, per la destra italiana, che la magistratura non era un potere neutro. Era un avversario politico. Da quel giorno sono passati trent’anni. I governi sono cambiati, Berlusconi se n’è andato, è arrivata Giorgia Meloni. Ma la guerra è ancora lì, più viva che mai. Perché? Tutto comincia con un terremoto Per capire l’odio sì, odio, la parola giusta a volte è quella più diretta bisogna tornare al 1992. Quell’anno, un pool di magistrati mi...