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IL VECCHIO TRUMP

Chi è della classe '77 e chi ci è vicino per età e vissuto sa bene cosa significa avere l'America nel sangue senza averci mai messo piede. Ce la siamo bevuta a piccoli sorsi ogni pomeriggio davanti alla televisione: le serie, i film, le Nike ai piedi e i jeans Levi's come un rito di passaggio. L'America era il futuro. Era la libertà. Era quella promessa silenziosa che da qualche parte del mondo esisteva un posto dove i buoni vincevano sempre. E poi c'è la storia. Quella vera, quella pesante, quella che non si dimentica. L'America è arrivata in Europa quando l'Europa stava annegando nel sangue e nella vergogna del nazifascismo. I nostri nonni lo sapevano. Qualcuno di loro era lì, a guardare quei soldati scendere dalle jeep come se fossero angeli caduti dal cielo. A quella America dobbiamo qualcosa di inestimabile: la vita. La libertà. Il diritto di scrivere articoli come questo senza finire in un campo. Detto questo e lo diciamo con rispetto, con gratitudine,...
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La roba e il vento

La roba e il vento Giovanni Verga l’aveva capito prima di tutti. Mazzarò, il suo personaggio più feroce e più vero, non è un avaro nel senso classico. Non è il vecchio tirchio che nasconde l’oro sotto il materasso. Mazzarò è qualcosa di più inquietante: è un uomo che ha vinto. Partito dalla miseria, senza terra, senza nome, senza niente, è arrivato a possedere tutto quello che si poteva possedere in quella Sicilia arsa e dura. Campi, vigne, masserie, animali. Tanta roba che quando il viandante passava e guardava all’orizzonte, quello che vedeva era suo. Verga scrive che Mazzarò aveva il cervello fino come quello di un avvocato. Non beveva, non giocava, non perdeva tempo con le donne. Ogni centesimo tornava nella terra. Ogni anno la roba cresceva, si allargava, mangiava altra roba intorno. E poi arriva la fine. Arriva il momento in cui la morte si avvicina, e Mazzarò capisce forse per la prima volta davvero  che tutta quella roba non può portarsela dietro. Allora esce nel cortile e ...

Trent’anni di guerra: perché la destra italiana non ha mai perdonato i giudici

Trent’anni di guerra: perché la destra italiana non ha mai perdonato i giudici Un conflitto che ha cambiato la politica italiana e che non è ancora finito Era il 22 novembre 1994. Silvio Berlusconi era seduto a Napoli, davanti ai leader mondiali riuniti per un vertice ONU sulla criminalità organizzata. Fuori dalla sala, i fotografi aspettavano. Dentro, qualcuno gli consegnò un foglio. Era un avviso di garanzia. I magistrati di Milano lo stavano indagando. E quel momento scelto, secondo lui, non per caso  diventò il simbolo di tutto: la prova, per la destra italiana, che la magistratura non era un potere neutro. Era un avversario politico. Da quel giorno sono passati trent’anni. I governi sono cambiati, Berlusconi se n’è andato, è arrivata Giorgia Meloni. Ma la guerra è ancora lì, più viva che mai. Perché? Tutto comincia con un terremoto Per capire l’odio  sì, odio, la parola giusta a volte è quella più diretta  bisogna tornare al 1992. Quell’anno, un pool di magistrati mi...

La matita più forte della spada

  La matita più forte della spada C’è un momento preciso in cui il brusio dei talk show si spegne e il peso della delega torna nelle mani del legittimo proprietario. Quel momento non avviene nei palazzi del potere, ma nel silenzio di una cabina elettorale. Quando l’Italia si è misurata con il referendum sulla riforma della giustizia, non stavamo solo maneggiando codici e procedure tecniche: stavamo impugnando le chiavi di casa. Spesso ci dicono che la giustizia è materia per addetti ai lavori, un labirinto di articoli e commi riservato a chi indossa la toga o siede in Parlamento. Ma è una trappola logica. La giustizia è l'ossigeno di una nazione e nessuno può spiegarti come respirare meglio di chi quell'aria la vive ogni giorno. Il referendum è l'unico istante in cui la gerarchia si ribalta e il "tecnico" deve fermarsi ad ascoltare il cittadino. Non è una questione di schieramenti, di "Sì" o di "No", e nemmeno di quorum raggiunti ...

25 centesimi per 20 giorni: il decreto carburanti tra promesse, limiti e rischi speculativi

Il governo Meloni ha tagliato le accise sui carburanti per soli venti giorni. Un gesto visibile, certo. Ma quanto durerà davvero il beneficio per i consumatori? Tra prezzi gonfiati alla vigilia, asimmetrie strutturali del mercato e sanzioni deboli, il rischio è che gli italiani vedano evaporare il risparmio prima ancora di rendersene conto. Prezzi alle stelle e tensioni in Medio Oriente Nelle settimane precedenti al 18 marzo 2026, il prezzo del petrolio ha ricominciato a correre sull'onda delle tensioni geopolitiche che investono l'area del Medio Oriente e lo Stretto di Hormuz. Il Brent ha superato quota 112 dollari al barile, mentre il WTI ha sfiorato i 97 dollari. Il riflesso alla pompa è stato immediato: il gasolio self service aveva già raggiunto una media nazionale di 2,103 euro al litro, con punte a Bolzano e in alcune regioni meridionali. La benzina self aveva superato 1,90 euro in diverse aree del Paese. In questo scenario, il governo Meloni ha convocato in via d'ur...

Amore o IBAN?

 Amore o IBAN? Il tintinnio dei cubetti di ghiaccio in un bicchiere di cristallo, in certi locali, ha un suono diverso. Non è il rumore di una serata tra amici, ma la colonna sonora di un negoziato silenzioso.  Lei ha un portamento che trasuda cura millimetrica; lui ha l’aria di chi non deve chiedere mai il prezzo di nulla.  A prima vista, sembrano la coppia perfetta da copertina patinata. A uno sguardo più attento, sembrano un consiglio d'amministrazione. Oggi il termine "Gold Digger" è diventato quasi obsoleto, sostituito da una forma di pragmatismo sentimentale che non lascia spazio alle farfalle nello stomaco, ma solo ai calcoli sul conto corrente. Non ci si innamora più di un sorriso, ci si innamora di uno stile di vita.  Si cerca un partner come si cercherebbe un investimento: deve garantire solidità, dividendi sociali e un futuro al riparo dalle intemperie della vita comune. È un contratto non scritto dove la bellezza viene scambiata con il potere e la giovine...

Lorenzo De’ Medici, Trionfo di Bacco e Arianna

 Lorenzo De’ Medici, Trionfo di Bacco e Arianna Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza. Quest’è Bacco e Arïanna, belli, e l’un dell’altro ardenti: perché ’l tempo fugge e inganna, sempre insieme stan contenti. Queste ninfe ed altre genti sono allegre tuttavia. Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza. Questi lieti satiretti, delle ninfe innamorati, per caverne e per boschetti han lor posto cento agguati; or da Bacco riscaldati ballon, salton tuttavia. Chi vuol esser lieto, sia di doman non c’è certezza. Queste ninfe anche hanno caro da lor essere ingannate: non può fare a Amor riparo se non gente rozze e ingrate: ora, insieme mescolate, suonon, canton tuttavia. Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza. Questa soma, che vien drieto sopra l’asino, è Sileno: così vecchio, è ebbro e lieto, già di carne e d’anni pieno; se non può star ritto, almeno ride e gode tuttavia. Chi vuol esser lieto, sia: di d...