La roba e il vento Giovanni Verga l’aveva capito prima di tutti. Mazzarò, il suo personaggio più feroce e più vero, non è un avaro nel senso classico. Non è il vecchio tirchio che nasconde l’oro sotto il materasso. Mazzarò è qualcosa di più inquietante: è un uomo che ha vinto. Partito dalla miseria, senza terra, senza nome, senza niente, è arrivato a possedere tutto quello che si poteva possedere in quella Sicilia arsa e dura. Campi, vigne, masserie, animali. Tanta roba che quando il viandante passava e guardava all’orizzonte, quello che vedeva era suo. Verga scrive che Mazzarò aveva il cervello fino come quello di un avvocato. Non beveva, non giocava, non perdeva tempo con le donne. Ogni centesimo tornava nella terra. Ogni anno la roba cresceva, si allargava, mangiava altra roba intorno. E poi arriva la fine. Arriva il momento in cui la morte si avvicina, e Mazzarò capisce forse per la prima volta davvero che tutta quella roba non può portarsela dietro. Allora esce nel cortile e ...