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C’era una volta l’Indipendenza: perché la riforma dell’Articolo 104 della Costituzione è pericolosa

 C’era una volta l’Indipendenza: perché la riforma dell’Articolo 104 della Costituzione è pericolosa

Immaginate di dover affrontare una causa legale. Entrate in aula e cercate con lo sguardo il giudice. Cosa vi aspettate da lui? Che sia libero, che non debba rendere conto a nessuno se non alla legge, e che chi sostiene l'accusa (il Pubblico Ministero) agisca solo per cercare la verità, non per compiacere un potente di turno.

Oggi, questa "libertà" è protetta da un guscio chiamato Articolo 104 della Costituzione. Ma c'è un progetto che vuole cambiare questo guscio, trasformandolo in qualcosa di molto più fragile.

La favola del sorteggio (che nasconde un trucco)

La riforma ci racconta che, per evitare giochi di potere, i membri del CSM (l'organo che decide le carriere dei magistrati) verranno estratti a sorte. Sembra la soluzione perfetta, quasi poetica: la dea bendata che sceglie i migliori.

Ma guardiamo meglio dietro le quinte. Quei nomi da sorteggiare non cadono dal cielo: vengono messi in un sacchetto dal Parlamento.

Il trucco: Se la politica decide chi può essere sorteggiato, ha già vinto. Non avremo più i giuristi più illustri, ma una lista di persone "gradite" ai partiti.

L'umana conseguenza: Un giudice scelto dal caso e da una lista politica è un giudice più solo. Se domani dovesse prendere una decisione scomoda contro un ministro, avrebbe la forza di farlo sapendo che il suo "organo di protezione" è frutto di una lotteria controllata dai partiti?

Il muro che divide: la fine della "famiglia" della giustizia

Oggi, giudici e PM crescono insieme, hanno la stessa cultura, respirano la stessa aria di indipendenza. La riforma vuole dividerli: due carriere separate, due uffici separati, due consigli diversi.

Sembra un dettaglio tecnico, ma è un muro. Quando separi chi indaga (il PM) da chi giudica, crei le premesse perché il PM diventi un "super-poliziotto". E nella storia, ogni volta che il PM è stato isolato dal giudice, è finito sotto l'ala del Governo. Immaginate un futuro in cui un Pubblico Ministero, per fare carriera, debba guardare non ai codici, ma ai desideri di chi siede a Palazzo Chigi. Quella non sarebbe più giustizia, sarebbe obbedienza.

Perché questa storia finisce male se non diciamo NO

La Costituzione non è un libro polveroso per avvocati; è il "libretto di istruzioni" della nostra libertà.

Se modifichiamo l'Articolo 104:

La politica entra in tribunale non dalla porta principale, ma da quella di servizio, più insidiosa.

Il cittadino diventa più piccolo, perché il giudice che dovrebbe difenderlo dai soprusi del potere sarà diventato, nel frattempo, un po' più debole, un po' più timoroso, un po' più "sorteggiato".

Non è una riforma per i cittadini, è una riforma per chi comanda. 

In breve: cosa rischiamo di perdere?

Il coraggio: Un magistrato "estratto a sorte" farà fatica a essere coraggioso contro i forti.

L'uguaglianza: Se il PM risponde alla politica, la legge non sarà più uguale per tutti, ma "più uguale" per chi ha gli amici giusti.

Questa non è la giustizia che ci hanno tramandato i padri costituenti. È una giustizia che rischia di perdere l'anima. Per questo, la risposta non può che essere una sola: proteggiamo l'indipendenza. Proteggiamo l'Articolo 104.

un saluto alla prossima 

DC


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