Ignazio fissa i due erogatori davanti a sé, quasi sperando in un errore del sistema.
Il tabellone luminoso della stazione di servizio, in questo pomeriggio di marzo 2026, sembra un bollettino di guerra: la benzina sfiora i 1,85 €/litro, ma è il diesel a dare il colpo di grazia, svettando sopra i 2,05 €/litro nel servito.
Sospira e inserisce la pompa di gasolio nel serbatoio della sua auto.
Mentre il contatore gira veloce, Ignazio riflette su come il rito settimanale del rifornimento sia diventato una lezione di economia forzata, una somma di incastri internazionali e scelte romane.
Il primo pensiero di Ignazio va a ciò che accade lontano.
Le tensioni nel Mar Rosso hanno trasformato le rotte petrolifere in percorsi a ostacoli, alzando i costi di assicurazione e trasporto del greggio.
Sente parlare delle decisioni dell’OPEC+ e dei tagli alla produzione che tengono il mercato globale in una morsa di scarsità artificiale.
A questo si aggiunge il cambio: il petrolio si paga in dollari e, con un Euro che fatica a restare forte, ogni barile acquistato dalle raffinerie pesa più del dovuto sulle spalle degli italiani.
Ma Ignazio sa bene che non è solo colpa del destino o della geopolitica. C’è qualcosa che è cambiato proprio qui, in Italia.
Fino a poco tempo fa, Ignazio sceglieva il diesel convinto di risparmiare. Oggi quel vantaggio sembra un ricordo sbiadito. Con la Manovra 2026, il Governo ha intrapreso con decisione il percorso di riallineamento delle accise.
Per rispondere alle richieste dell'Europa sul superamento dei "Sussidi Ambientalmente Dannosi", l'esecutivo ha scelto di far convergere le aliquote della benzina e del gasolio. È una scelta di coerenza con la transizione ecologica, dicono dai palazzi del potere.
Ma per Ignazio è una stangata matematica: la sua auto a gasolio, un tempo fedele compagna di risparmio, ora è diventata un lusso. Sebbene il tono del Governo rimanga improntato alla stabilità dei conti, Ignazio nota come questa manovra sia diventata un pilastro per far quadrare il bilancio pubblico, gravando direttamente su chi non può fare a meno dell'auto per lavorare.
Mentre guarda il totale salire, Ignazio pensa alle promesse sentite in passato. Si parla tanto di prudenza fiscale, ma lo Stato continua a incassare oltre la metà di ogni suo pieno tra IVA e accise. Quello che lo sconcerta è il mancato utilizzo dell'accisa mobile: quel meccanismo che permetterebbe al Governo di ridurre le tasse quando il prezzo industriale sale troppo, compensando con l'extra-gettito dell'IVA. Invece, la scelta è stata quella di non intervenire, lasciando che l'onda dei rincari internazionali si infrangesse direttamente sulle famiglie.
Ignazio ripone la pompa. Sa che quei 2 euro e rotti al litro per il diesel non sono solo un problema per la sua auto. In Italia, l'88% delle merci viaggia su gomma. Quel rincaro lo ritroverà domani mattina sullo scontrino del supermercato, tra il prezzo del pane e quello della frutta, trasportati da camion che pagano lo stesso identico sovrapprezzo.
Risale in auto e mette in moto. Mentre si immette nel traffico, Ignazio spera che la stabilità dei conti pubblici e la transizione verde trovino presto un modo per non passare esclusivamente dal suo portafoglio.

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