Le GUERRE del 2025: Geopolitica del Sangue e il Silenzio dei Complici
Mentre il mondo si prepara a chiudere un altro anno solare tra brindisi e promesse di progresso, la contabilità della storia redige un bilancio ben più cupo. Il 2025 non è l’anno della distensione, ma quello del consolidamento del terrore. Dalle steppe ghiacciate dell’Europa orientale alle sabbie roventi del Sahel, la guerra non è più un’eccezione statistica: è diventata il sistema operativo della politica globale.
Il
Teatro dell'Assurdo: Ucraina e Medio Oriente
A
quasi quattro anni dall'inizio dell'invasione russa, l'Ucraina rimane una
ferita aperta nel cuore dell'Europa. I vertici diplomatici tra Mosca e
Washington, sussurrati in questi giorni, sembrano più esercizi di cinismo che
reali spiragli di pace. Si parla di "concessioni territoriali" e
"linee di confine" come se si trattasse di una partita a scacchi,
ignorando che ogni centimetro di quella mappa è intriso del sangue di una
generazione di giovani mandati al macello per sogni imperiali ormai
anacronistici.
In
Medio Oriente, la tragedia ha raggiunto vette di disumanità inimmaginabili. Con
oltre 60.000 morti stimati e una Striscia di Gaza ridotta a un cumulo di
macerie, il cosiddetto "cessate il fuoco" dell'ottobre 2025 appare
oggi come una macabra finzione. Mentre i potenti discutono di spartizioni e
"zone di controllo", i civili continuano a morire sotto le bombe o
per la fame. L'allargamento del conflitto al Libano dimostra che l'incendio non
è domato: è semplicemente alimentato da chi, dalle proprie scrivanie d'ebano,
considera i popoli come sacrificabili pedine di deterrenza.
Le
Guerre Invisibili: Il Sudan e il Dimenticatoio Globale
C'è
però un'ipocrisia ancora più sottile: quella della selezione mediatica. Mentre
le telecamere sono puntate sui conflitti che spostano gli equilibri del G7, il Sudan
sta letteralmente scomparendo. Con oltre 13 milioni di sfollati e una carestia
che minaccia un'intera generazione, la guerra civile sudanese è la prova
provata che esistono morti di serie A e morti di serie B.
Lo
stesso vale per il Myanmar, per lo Yemen, per la Repubblica Democratica del
Congo e per il Sahel. Conflitti che non producono titoli in prima pagina perché
non toccano direttamente il portafoglio dell'Occidente o non servono alla
narrazione elettorale del momento.
L’Ipocrisia
dei Potenti
La
condanna deve essere totale. Non esiste una "guerra giusta" quando il
prezzo è pagato esclusivamente da chi non ha voce. I potenti della Terra si
riempiono la bocca di parole come "diritti umani" e "legalità
internazionale" durante i summit, per poi autorizzare, il giorno dopo, la
vendita di armamenti ai regimi più sanguinari.
Il
business della morte non conosce crisi. Nel 2025, le spese militari globali
hanno raggiunto record storici, sottraendo risorse vitali alla sanità,
all'istruzione e alla lotta contro il collasso climatico. È un paradosso
grottesco: investiamo miliardi per imparare a distruggere la vita su un pianeta
che stiamo già rendendo inabitabile.
Il Dovere della Memoria e del Dissenso
La
guerra è il fallimento supremo della ragione umana. È l’ammissione che la
diplomazia è stata tradita dalla bramosia di potere. Come cittadini ed esseri
umani, non possiamo permetterci il lusso dell'indifferenza. Accettare la guerra
come "ineluttabile" significa diventare complici di chi la alimenta.
Il
2025 ci lascia un’eredità pesante: un mondo frammentato dove l’empatia è stata
sostituita dal calcolo geopolitico, questo è ed è gravissimo.
Un
saluto alla prossima
David
Conti

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