L'Eterno Ritorno del "Nuovo Me": Perché l'Umanità ha Bisogno di Ripartire da Zero
Mentre l’ultima eco dei brindisi sta per sfumare e il calendario volta pagina, milioni di persone in tutto il mondo si ritrovano immerse in un rituale collettivo tanto antico quanto paradossale: la stesura dei buoni propositi.
Ma cosa spinge un animale sociale, abitudinario e spesso resistente al cambiamento come l’essere umano, a convincersi che lo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre sia il catalizzatore sufficiente per una metamorfosi esistenziale? Per capirlo, dobbiamo spogliarci dei panni del motivatore moderno e indossare quelli dell'antropologo.
Il Mito della "Tabula Rasa" e il Tempo Ciclico
Da un punto di vista antropologico, il Capodanno non è una semplice convenzione burocratica. È un rito di passaggio. Le culture umane, sin dall’alba della civiltà, hanno concepito il tempo non solo come una linea retta, ma come un ciclo che necessita di essere "rigenerato".
Mircea Eliade, celebre storico delle religioni, parlava dell’Eterno Ritorno: l’idea che attraverso il rito l'uomo possa annullare il tempo trascorso, purificarsi dagli errori e tornare alla purezza delle origini. I buoni propositi sono la versione secolarizzata di questo desiderio di purificazione. Dire "da domani vado in palestra" o "smetterò di procrastinare" è il nostro modo moderno di dire: "Il vecchio sé è morto, oggi rinasco".
L'Effetto "Fresh Start": La Psicologia del Confine
In sociologia e psicologia comportamentale, questo fenomeno è noto come Fresh Start Effect. I punti di riferimento temporali (l’inizio dell’anno, ma anche un compleanno o il primo lunedì del mese) fungono da "confini mentali".
Questi confini ci permettono di:
• Compartimentalizzare i fallimenti: Releghiamo le nostre pigrizie e i nostri vizi all'anno passato, etichettandoli come appartenenti a una "versione precedente" di noi stessi.
• Ridurre il carico cognitivo: Iniziare un nuovo capitolo ci dà l'illusione di avere una pagina bianca, libera dalle macchie d'inchiostro dei mesi precedenti.
La Dimensione Sociale: Un Impegno Verso la Tribù
Non dimentichiamo che l'uomo è un essere relazionale. Annunciare un proposito o anche solo sentirsi parte di una massa che sta cercando di migliorare risponde a un bisogno di appartenenza e status.
Nella "tribù globale" dei social media, il buon proposito diventa una performance. Condividere l'obiettivo di leggere 50 libri o correre una maratona non è solo un atto di volontà personale, ma un segnale inviato al gruppo: "Sono un membro attivo, in evoluzione, degno di stima".
Perché Spesso Falliamo?
Il paradosso antropologico risiede qui: siamo biologicamente programmati per il risparmio energetico e la routine (la sopravvivenza), ma culturalmente spinti verso l'auto-superamento. Il fallimento dei propositi entro metà febbraio non è un segno di debolezza, ma la vittoria della nostra natura omeostatica sulla nostra aspirazione ideale.
"L'uomo è l'unica creatura che rifiuta di essere ciò che è." , Albert Camus
Il Valore del Tentativo
Sia che si tratti di un antico rituale babilonese per restituire gli attrezzi agricoli prestati, o di una moderna app per il monitoraggio del digiuno intermittente, il desiderio di cambiare vita a gennaio è la prova della nostra inestinguibile speranza.
Non è tanto importante se riusciremo a mantenere ogni singola promessa. Ciò che conta, antropologicamente parlando, è l'atto di fermarsi, guardarsi allo specchio e decidere che il futuro può essere diverso dal passato. È questo, in fondo, che ci rende profondamente umani.

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