Mercosur: Il tradimento dell'agricoltura italiana ed il sì dell’Italia
C’è un silenzio amaro che corre tra i filari e nelle stalle d'Italia. È il silenzio di chi ha capito che il proprio lavoro, fatto di sacrifici e regole ferree, è stato scambiato per qualche esportazione industriale in più. Il "sì" dell'Italia all'accordo con il Sud America è una ferita aperta nel cuore del nostro territorio.
Due mondi a confronto
Immaginate la storia di Marco, un allevatore che ogni giorno combatte contro i costi dell’energia e i controlli sanitari della ASL, per garantire una carne sicura e di qualità. Dall'altra parte dell'oceano, a migliaia di chilometri, ci sono i giganti del Mercosur: distese infinite nate spesso dove prima c’era la foresta, dove il benessere animale è un concetto sconosciuto e l'uso della chimica è fuori controllo.
Con la firma di questo accordo, lo Stato ha deciso che Marco deve competere con questi colossi. È come chiedere a un maratoneta di correre con i pesi alle caviglie contro qualcuno che usa il motore.
La "Lista Nera" nel tuo carrello
Ma cosa vedremo cambiare concretamente? Ecco i prodotti che rischiano di soffocare le nostre eccellenze:
La Carne Low-Cost: Arriveranno tonnellate di manzo prodotte con ormoni e antibiotici vietati in Europa. Costa meno, certo, ma a quale prezzo per la nostra salute?
Il Riso al Pesticida: Mentre i nostri risicoltori rinunciano a molecole chimiche per proteggere l'ambiente, l’accordo spalanca le porte al riso sudamericano trattato con fitofarmaci che noi abbiamo bandito anni fa.
Lo Zucchero della Deforestazione: Zucchero di canna che viaggia per mezzo mondo, portando con sé l’impronta ecologica di foreste abbattute, mentre i nostri zuccherifici faticano a restare aperti.
Arance e Miele: I succhi concentrati brasiliani e il miele "tagliato" diventeranno la norma, spingendo le nostre arance e il nostro miele artigianale fuori dagli scaffali perché "troppo cari".
Una scelta senza ritorno
Non è solo una questione di soldi. È una questione di identità. Quando un'azienda agricola italiana chiude, non scompare solo una partita IVA: scompare un pezzo di cultura, un custode della nostra terra e la garanzia di un cibo sano.
L’Italia ha scelto la strada del profitto industriale, voltando le spalle a chi la terra la lavora davvero. Ora tocca a noi: saremo spettatori di questo declino o sceglieremo, etichetta alla mano, di difendere il nostro futuro?
Un saluto alla prossima
DC



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