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USA: Il fallimento morale di Trump

 USA: Il fallimento morale di Trump

C’è un limite invisibile oltre il quale la politica smette di essere gestione del bene comune per trasformarsi in un esercizio di crudeltà sistematica. Quel confine, nell’America del secondo mandato Trump, non è stato solo valicato: è stato metodicamente cancellato.

Mentre i dispacci ufficiali della Casa Bianca continuano a evocare termini asettici come "sicurezza nazionale" e "ripristino della legalità", la realtà che si respira lungo il confine e nelle periferie delle grandi metropoli racconta una storia profondamente diversa.

È il racconto di un’America che ha deciso di abdicare al suo storico ruolo di faro della democrazia per trasformarsi in una macchina da espulsione cieca, capace di ignorare i diritti umani più elementari in nome di un’ideologia escludente.

L’operato del governo Trump in questo biennio tra il 2025 e l'inizio del 2026 segna un punto di non ritorno, dove il controllo dei flussi migratori ha ceduto il passo a una vera e propria militarizzazione della burocrazia. 

Questa nuova dottrina si manifesta attraverso l’uso sistematico delle espulsioni accelerate, una pratica che nega ai migranti persino il diritto fondamentale di comparire davanti a un giudice, trasformando la giustizia in una procedura sommaria che ricorda i periodi più bui del secolo scorso. Le cronache ci restituiscono dati agghiaccianti su record di decessi sotto la custodia delle agenzie federali, vite spezzate in centri di detenzione che assomigliano sempre più a buchi neri giuridici. 

Dietro queste fredde statistiche non si nascondono minacce alla nazione, ma storie di padri, madri in fuga dalla violenza e bambini la cui unica colpa è stata quella di guardare all'orizzonte sperando in un futuro possibile.

Questa politica non si limita a colpire chi arriva, ma sta lacerando nel profondo il tessuto stesso della società americana, seminando un clima di terrore che non risparmia i luoghi un tempo considerati inviolabili. I rastrellamenti arbitrari hanno trasformato scuole, chiese e ospedali in zone di paura, mentre lo smantellamento del diritto d'asilo ha ridotto a un simulacro quello che era un pilastro del diritto internazionale.

Il respingimento indiscriminato di chi cerca rifugio, attuato violando apertamente i trattati di Ginevra, si accompagna all'attacco frontale contro lo Ius Soli. Il tentativo di cancellare il diritto di cittadinanza per chi nasce sul suolo americano non è solo una forzatura costituzionale, ma il segnale di un desiderio di ridefinire l'identità nazionale su basi puramente discriminatorie.

Non possiamo restare silenti davanti a un discorso pubblico che sceglie deliberatamente di deumanizzare l'altro, utilizzando parole che nella storia hanno sempre preceduto le peggiori tragedie dell'umanità. Condannare la deriva migratoria di questa amministrazione non è una semplice questione di schieramento politico, ma un atto di resistenza etica necessario per ribadire che la dignità umana non può mai essere oggetto di negoziazione elettorale. 

L'America di Trump sta forse vincendo la sua battaglia muscolare contro gli ultimi della terra, ma nel farlo sta perdendo la sfida più alta e decisiva: quella con la propria coscienza e con i valori che l'hanno resa grande.

Un saluto alla prossima 

David Conti 


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