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La fortuna di essere nessuno

La fortuna di essere nessuno

C’è un silenzio strano che avvolge le nostre città, un silenzio fatto di vergogna. È la vergogna che proviamo tutti quando ci sentiamo "indietro" perché non abbiamo svoltato, perché non abbiamo il nome scritto su una rivista di finanza o il profilo pieno di foto su uno yacht. 

Abbiamo costruito una società in cui la povertà è diventata una colpa, un difetto da nascondere tra le pieghe di un cappotto consumato. Guardiamo ai modelli dei giganti dai piedi d’oro, i grandi imprenditori, gli eredi di imperi infiniti, i geni della tecnologia, come se fossero l'unica misura possibile dell'esistenza. 

Figure lontane che gridano al mondo, e alle nostre vite, che solo chi arriva in cima merita di essere guardato.

Ma in questa corsa frenetica verso la vetta, ci siamo dimenticati di chi la montagna la scava ogni giorno.

Parliamo dell’uomo che incrociamo ogni mattina al bar, con la divisa un po’ stinta e le mani segnate dal lavoro, che paga il suo caffè con le monete contate ma con la schiena dritta.

Parliamo della donna che cresce i figli con uno stipendio che sembra un miracolo di equilibrismo, o di chi scarica casse all'alba nel freddo dei mercati.

Per il mondo dell'apparenza, queste persone sono invisibili o, peggio, "povere" perché non guidano il macchinone che ruggisce ai semafori o non abitano in case che sembrano musei.

Ma la verità è un’altra ed è molto più semplice: la nostra dignità non ha bisogno di fatturato.

Ovunque ci troviamo nel nostro cammino, non lasciamoci rubare il sonno dal mito del successo a tutti i costi. Non tutti siamo destinati a fondare imperi, e non c'è nulla di male in questo.

Le nostre vite non sono un errore di sistema se a fine mese il conto è quasi a zero ma la nostra coscienza è pulita.

Il successo non è somigliare a un miliardario da copertina, ma svegliarsi senza il peso del dover apparire diversi da ciò che siamo. 

Esiste una bellezza immensa nella normalità, una "leggerezza" che nessun patrimonio può comprare se viviamo schiavi della nostra immagine.

La nostra felicità non abita nei motori rombanti o nelle grandi ville, ma nella capacità di goderci un tramonto senza doverlo vendere a nessuno, nel coraggio di portare avanti un lavoro onesto con il sorriso di chi sa di non dover chiedere scusa al mondo.

Non siamo poveri se abbiamo poco, siamo poveri solo se pensiamo che i soldi siano l’unico metro per misurare il nostro valore. Impareremo a camminare leggeri, fieri delle nostre scarpe anche se sono polverose, perché quello che conta davvero è dove ci porteranno e con quanta pace nel cuore decideremo di farlo. 

La vera fortuna non è essere qualcuno agli occhi degli altri, ma avere il coraggio di essere, finalmente, nessuno.

Un saluto alla prossima 

DC


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