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L'equazione impossibile che le famiglie italiane si trovano a risolvere ogni giorno


L'equazione impossibile che le famiglie italiane si trovano a risolvere ogni giorno non è più solo una questione di cifre su un estratto conto, ma un vero e proprio cambiamento antropologico. Se l'economia fosse un film, l'Italia sarebbe quel protagonista che cerca di correre su una scala mobile che va al contrario: mentre il resto d'Europa sale, noi lottiamo per non scivolare indietro. Ma oggi la sfida è diventata un’arte della sopravvivenza quotidiana che coinvolge tutti, dal neolaureato al pensionato.


La zavorra delle spese obbligate Il vero nemico del risparmio non è il caffè al bar o l'abbonamento a Netflix, ma le cosiddette spese obbligate. Si tratta di quei costi che non puoi tagliare: casa, bollette, assicurazioni e salute. Oggi, queste voci pesano per il 42,2% sul bilancio totale di una famiglia. In pratica, quasi metà dello stipendio svanisce appena depositato sul conto, ancor prima di aver comprato un tozzo di pane. L'abitazione rimane la regina indiscussa dei costi: in media, una famiglia spende oltre 5.000 euro l'anno solo per le mura che ha sopra la testa. Chi vive in affitto oggi è un "atleta del bilancio": nelle grandi città si destina mediamente il 31% del reddito alla locazione, con punte drammatiche a Massa (60%), Napoli (42%) e Roma (41%). Anche la spesa alimentare ci riserva amarezze: nonostante siamo il Paese del buon cibo, mangiare ci costa l'11% in più rispetto alla media europea.

Italia vs Europa: un sorpasso che fa male Per anni ci siamo cullati nell'idea di essere più ricchi dei francesi o dei tedeschi grazie alle case di proprietà e ai risparmi storici. Ma nel 2025, la realtà ha presentato il conto: siamo stati superati. A metà di quest'anno, la ricchezza media di una famiglia italiana si attesta sui 438.700 euro (includendo il valore dell'immobile). Sembra una cifra solida, ma per la prima volta siamo finiti sotto la Francia (442.200€) e restiamo lontanissimi dalla Germania (461.600€). La media europea degli stipendi corre al doppio della nostra velocità e siamo stati sorpassati persino dalla Spagna, dove oggi il potere d'acquisto è leggermente superiore al nostro. Anche il nostro leggendario spirito di formiche sta cedendo: il tasso di risparmio è sceso al 12,3%, contro il 19,2% dei tedeschi. Significa che loro possono investire nel futuro, mentre noi stiamo lentamente consumando il passato.

La strategia della rinuncia Come reagiscono le famiglie a questa pressione? Non potendo aumentare le entrate, tagliano dove possono, trasformandosi in formiche forzate. I dati ISTAT tracciano un quadro di rinunce sistematiche: quasi la metà delle famiglie (47,5%) ha ridotto drasticamente l'acquisto di abbigliamento e calzature, una percentuale che al Sud balza al 57%. Persino a tavola si cambia rotta: una famiglia su tre ha iniziato a sacrificare la qualità o la quantità del cibo, inseguendo lo sconto a ogni costo. Il segnale più allarmante riguarda però la salute: il 22% degli italiani dichiara di aver dovuto rimandare o annullare cure mediche per motivi economici. È il punto di rottura in cui l'insostenibilità economica smette di essere un grafico e diventa una ferita nella carne viva del Paese.

L'insostenibilità economica in Italia non è una percezione pessimistica, ma un dato di fatto contabile. Siamo un Paese che vive di rendita su un patrimonio accumulato dai padri, ma che fatica a generare nuovo benessere. La famiglia, da storico pilastro e ammortizzatore sociale, sta mostrando crepe profonde che richiedono risposte urgenti prima che il "salvagente" affondi definitivamente.

DC




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