L’Uomo che non ebbe Paura: Il Sacrificio di Vittorio Bachelet
C’era un tempo in cui l’Italia sembrava un campo di battaglia invisibile, dove le idee pesavano come piombo e le strade di Roma profumavano di polvere da sparo e incertezza. In quel clima sospeso, fatto di sguardi bassi e cuori pesanti, si muoveva Vittorio Bachelet. Non era un guerriero, non portava scudi; la sua unica armatura era un sorriso mite, una borsa gonfia di dispense universitarie e una fede incrollabile nel dialogo.
Vittorio era un uomo che credeva profondamente nella forza delle istituzioni, ma le viveva con la semplicità di chi sa che il potere è solo un altro modo per chiamare il servizio. Come Presidente dell’Azione Cattolica, aveva insegnato a migliaia di giovani che la libertà non si conquista con il grido, ma con la semina paziente. Poi, chiamato a guidare il Consiglio Superiore della Magistratura, si era ritrovato in prima linea, in quell’ufficio dove si difende l'indipendenza della legge, proprio mentre la legge veniva calpestata ogni giorno dal sangue dei giusti.
La sua grandezza stava nella sua assoluta, quasi scandalosa, normalità. In quegli anni bui, molti si nascondevano dietro scorte armate e vetri blindati. Vittorio no. Lui continuava a camminare tra la gente, a prendere l'autobus, a sorridere ai suoi studenti nei corridoi della Sapienza. Diceva che un uomo delle istituzioni non deve avere paura del suo popolo. Ma purtroppo, tra quel popolo, si annidava l’ombra della vigliaccheria più nera.
Il 12 febbraio 1980, il destino incontrò la ferocia. Al termine di una lezione, proprio lì, tra i marmi della facoltà che amava, Vittorio fu raggiunto dal male. È difficile definire con parole umane il gesto di chi punta un’arma contro un uomo disarmato, contro un professore che ha appena finito di spiegare il valore della democrazia. Non c’è ideologia, non c’è "rivoluzione" che possa giustificare un atto simile: è solo la manifestazione più pura della codardia.
Gli assassini, appostati nell'ombra come predatori senza onore, spararono a tradimento. È l'atto tipico del vigliacco: colpire chi non può difendersi, uccidere la parola con il silenzio della morte. Credettero, in quel momento, di aver vinto, di aver spento una luce scomoda che illuminava le loro tenebre. Ma si sbagliavano di grosso.
Mentre il corpo di Vittorio giaceva sulle scale dell'università, accadeva qualcosa che quegli assassini non avrebbero mai potuto comprendere. Durante il funerale, il figlio Giovanni, con il cuore spezzato ma la schiena dritta, pronunciò parole di perdono che risuonarono più forti di qualsiasi sparo. In quel momento, la vigliaccheria dei carnefici fu schiacciata dalla statura morale delle vittime.
Oggi, chi ha sparato è stato consegnato all'oblio o alla vergogna della storia. Vittorio Bachelet, invece, continua a camminare. Vive ogni volta che un magistrato onora la sua toga, ogni volta che un insegnante appassiona un giovane, ogni volta che un cittadino sceglie la pace invece della forza. La sua vita ci insegna che si può morire per un’idea, ma che le idee nate dal sangue degli innocenti non muoiono mai. Restano lì, a ricordarci che, alla fine, la luce della mitezza vince sempre sul buio dei vigliacchi.
un saluto alla prosssima
DC


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