Capitolo I: Il Solco del Destino
Dalle nebbie del mito al sangue del Palatino: la genesi di un’ambizione
La storia di Roma non inizia con il marmo imperiale, ma con il fango, il legno e la paglia. Per secoli, il racconto della fondazione è stato relegato al regno della favola, una narrazione poetica utile a nobilitare le origini di un impero. Tuttavia, negli ultimi decenni, la vanga degli archeologi ha restituito una verità che scotta: dietro la leggenda di Romolo batte il cuore di un insediamento reale, violento e straordinariamente organizzato già nella metà dell'VIII secolo a.C.
1. La Valle del Tevere: Un'Autostrada di Sale
Prima che Roma fosse una città, era una scelta strategica ineludibile. Il sito sorgeva nel punto in cui l'Isola Tiberina rendeva il guado del fiume agevole, l'unico punto tra il mare e l'Appennino dove il Tevere si lasciava dominare.
Questo non era un dettaglio paesaggistico: era il crocevia fondamentale tra l'Etruria mineraria a nord e la Campania agricola a sud. Ma l'oro di Roma non era il metallo, era il sale. La Via Salaria partiva dalle saline della foce e risaliva verso l'interno; chi controllava il guado del Palatino, controllava l'economia dell'intera Italia centrale. I Latini che abitavano i colli non erano semplici pastori isolati, ma i guardiani armati di un tesoro logistico.
2. L'Archeologia del Palatino: La prova delle Capanne
Se salite oggi sul Palatino, troverete delle cavità circolari e rettangolari scavate nel tenero tufo vulcanico. Sono i fori dei pali delle capanne dell'Età del Ferro. L'archeologia stratigrafica conferma che proprio intorno al 753 a.C. (datazione incredibilmente vicina a quella tramandata dal cronista Varrone), su questo colle si passò da piccoli nuclei sparsi a un villaggio protetto da un primo, rudimentale muro.
Queste non erano abitazioni improvvisate. La tecnica costruttiva era già espressione di un ordine sociale:
L'intelaiatura: Pali di quercia infissi nel suolo per sostenere il peso del tetto.
Le pareti: Un intreccio di rami di salice rivestito di torchis (un impasto di argilla e paglia che diventava idrorepellente).
Il focolare: Posto al centro, non solo per scaldare, ma come fulcro del culto domestico, il primo embrione del fuoco sacro di Vesta.
3. Il Muro di Romolo: Sacrificio e Pomerio
La scoperta più sensazionale avvenuta alla fine degli anni '80 è stata il rinvenimento, alle pendici del Palatino, di un muro di cinta in scaglie di tufo e terra battuta risalente alla metà dell'VIII secolo a.C. È la prova che il "Solco" di Romolo non è un'astrazione: qualcuno, in quegli anni, decise di recintare il colle, trasformando un pascolo in una civitas.
Il mito di Romolo che uccide Remo per aver violato il confine riflette una realtà antropologica profonda. Il Pomerium (lo spazio sacro del confine) era inviolabile. Chi lo scalcava senza autorizzazione rompeva il patto con gli dèi (pax deorum). Il sangue di Remo rappresenta il sacrificio necessario: la Legge della città deve essere più forte del legame di sangue. Roma nasce dal rifiuto della fratellanza in nome del Diritto.
4. L'Asylum e i Reietti: Il DNA Romano
Mentre la leggenda parla di "banditi e schiavi" accolti sul Campidoglio, le necropoli del periodo rivelano una società che diventava rapidamente complessa. Le sepolture mostrano già una distinzione tra inumazione (sepoltura del corpo) e incinerazione (uso di urne a forma di capanna), segno di una mescolanza di popoli diversi.
Il ritrovamento di ceramiche d'importazione greca suggerisce che Roma, fin dai suoi primi vagiti, fosse un magnete per artigiani e avventurieri. Non era una città di santi, ma di uomini d'azione che sapevano integrare il diverso per rafforzare se stessi.
Il Verdetto della Storia
Roma non è nata per caso. È nata da una sintesi perfetta tra una posizione geografica imbattibile e una volontà politica feroce. Romolo che sia esistito come uomo o che rappresenti una dinastia di capi fu colui che comprese il segreto della sopravvivenza: un popolo ha bisogno di confini certi, di leggi inviolabili e di una missione sacra.
A giovedi prossimo un saluto David Conti

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