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VACANZE ITALIANE: DAL MARE IN PENSIONE AL WEEKEND MORDI E FUGGI

C'erano una volta le vacanze estive italiane: lunghe, pigre, assolutamente sacre. Gli anni del boom economico, dal dopoguerra fino agli anni '80, ci hanno regalato l'immagine iconica dell'ombrellone piantato in spiaggia, la Settimana Enigmistica, le partite a carte sotto il sole, il pranzo di mezzogiorno con la pasta al pomodoro e la pennichella pomeridiana. Famiglie intere partivano per il mare o la montagna, spesso tornando ogni anno nello stesso stabilimento balneare o nello stesso rifugio alpino. Le ferie erano lunghe: tre settimane, un mese, anche di più. Il turismo era stanziale, affettuosamente abitudinario.


Il mito della villeggiatura nasceva anche da precise scelte politiche e sociali: lo Statuto dei Lavoratori del 1970 consolidava il diritto alle ferie pagate, la lira forte (nonostante le sue turbolenze) permetteva ai più di mettere da parte qualche risparmio, l'idea di un'Italia in costante crescita dava fiducia nel futuro. Era il tempo della Fiat, del sogno piccolo-borghese, della 127 carica di valigie e bambini, direzione Rimini o Jesolo.

Poi è arrivato il "dopo". Negli ultimi vent'anni, complici la globalizzazione, la precarizzazione del lavoro, e le politiche economiche sempre più penalizzanti per il ceto medio, le ferie lunghe sono diventate un lusso per pochi. Il lavoro a tempo determinato, il part-time involontario, la partita IVA a singhiozzo, hanno stravolto la pianificazione delle vacanze. L'aumento del costo della vita e la stagnazione dei salari hanno ridotto il potere d'acquisto delle famiglie italiane.

Non è solo una questione di economia personale, ma anche di politiche pubbliche: la pressione fiscale alta, la poca attenzione al turismo interno, la mancanza di un serio piano per la crescita del lavoro stabile hanno contribuito a restringere il margine di spesa per milioni di italiani. Mentre la politica discute di bonus e micro-incentivi, il quadro macroeconomico rimane ostile.

Il risultato? Il trionfo della vacanza lampo. Weekend mordi e fuggi prenotati su piattaforme online, voli low cost che offrono l'illusione dell'estero a buon mercato, soggiorni last minute in agriturismi o B&B. La permanenza media degli italiani in vacanza si è accorciata drasticamente: spesso si scende sotto la settimana intera.

Oggi le spiagge italiane sono ancora affollate, certo, ma più da turisti stranieri che da famiglie italiane stanziali. I nostri nonni partivano per due mesi a Viareggio; noi prenotiamo tre notti a Ibiza o in Puglia, sempre con l'occhio al conto in banca e al calendario lavorativo.

In fondo, l'Italia resta il paese più bello del mondo, ma per goderne davvero servirebbero politiche più lungimiranti, che restituiscano stabilità e fiducia a chi lavora. Altrimenti, continueremo a vivere di fughe brevi e sogni estivi condensati in 72 ore.

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